09 Mag 2018

 

 

Federico un pomeriggio andò ai giardinetti con la sua bici. Poi si sedette sul muretto e prese il telefono per giocare con la sua applicazione preferita. Alcuni compagni di classe si avvicinarono e, tutti insieme, decisero di giocare a pallone. La partita era avvincente, ma ad un tratto, Federico, invece di colpire la palla, tirò un calcio al suo amico Filippo.

Gli altri ragazzi iniziarono ad insultarlo dicendogli che non era in grado di calciare la palla, che non era bravo a giocare a pallone. E ancora: “Sei un incapace! Sei un fallito! Non hai una buona mira! Vattene via perché non sai colpire la palla! Sei scarsissimo! Con te non vinceremo mai! Sei una schiappa!” e poi iniziarono a cantare in coro: “Schiappa, schiappa!”

Federico si mise a piangere e scappò via, mentre gli altri continuavano a prenderlo in giro. Dopo un po’ di tempo, Federico si calmò e tornò a casa.

La mamma gli chiese se avesse trascorso un bel pomeriggio con gli amici. Federico rispose di sì, prese la merenda e andò in camera sua. Mentre faceva i compiti, uno squillo annunciò l’arrivo di un messaggio. Federico guardò il telefono e disse: “È un numero sconosciuto. Chi sarà?”

Aprì il messaggio e lesse: “Citrullo! Cimice puzzolente! Scemoide! Lombrico viscido! Comprati dei piedi e impara a usarli! Rincitrullito che non sei altro!”

Federico, mortificato e amareggiato, per gli insulti ricevuti si mise a piangere. Poi cominciò a chiedersi chi, fra i suoi amici, fosse l’autore del messaggio. Il mattino dopo Federico entrò in classe spaventato e preoccupato perché aveva paura di ricevere altri insulti davanti a tutti, però non successe nulla. Ma appena tornò a casa arrivarono altri messaggi sul telefono.

“Piede a banana! Lumacone! Testa di zucca! Fallito! Incapace! Rintronato! Se non impari a giocare ti suonerò come una fisarmonica!”

Federico iniziò a pensare che i suoi amici lo odiassero perché non era bravo a calciare il pallone. Allora decise di non uscire più di casa. Il pomeriggio non andò ai giardinetti, rimase chiuso nella sua camera a leggere e giocare con i suoi giochi. Il giorno dopo non andò a scuola, neanche quello dopo e quello dopo ancora, ma i messaggi continuarono ad arrivare tutti i giorni e sempre più brutti.

Visto che non voleva più né andare a scuola né uscire di casa, i genitori gli chiesero se ci fossero dei problemi. Federico raccontò tutto ai genitori, dal calcio tirato per sbaglio a tutti i messaggi di insulti che gli arrivavano sul telefono e glieli fece leggere.

I genitori si preoccuparono molto e decisero aiutare Federico. Andarono alla polizia, raccontarono tutto e fecero anche leggere i messaggi sul telefono.

I poliziotti scoprirono molto presto che l’autore era Filippo, e lo convocarono in commissariato. Filippo si spaventò molto e capì che quello che aveva fatto era sbagliato. Allora chiese perdono.

Federico perdonò il suo amico, ma imparò che i problemi si risolvono raccontando le cose ai genitori perché, quando è necessario, loro si trasformano in supereroi i “SUPER GENITORI!”